Manifesto

Il Filo della Luce

Ci sono strade che non si inventano. Si riconoscono, poi si percorrono, talvolta contro tutto e tutti, ma sempre con il cuore.

Alcune vocazioni si impongono in silenzio. Non nascono sempre da una decisione, né da un sogno inseguito a lungo. Prendono forma con il passare del tempo, man mano che si torna verso ciò che conta davvero. Fosfens è nata così: da un’intuizione persistente, da uno sguardo posato sulla luce e dal profondo desiderio di prendersene cura.

Tutto comincia in un atelier di famiglia, nel cuore di un’attività storica legata all’aeronautica. Mio fratello ne ha raccolto il testimone, proseguendo l’opera di nostro padre con quel rigore silenzioso che non ha bisogno di mettersi in mostra. È in questa eredità che ho inscritto Fosfens, come si inserisce una nuova nota in una partitura antica. Con rispetto per ciò che ci è stato trasmesso e con il desiderio di prolungare un savoir-faire raro, in un universo in cui la materia, la luce e il gesto compongono una forma diversa di linguaggio.

Ho costruito questo progetto portando con me tutto ciò che avevo imparato nelle grandi multinazionali. Non si trattava di rinnegare quel mondo, ma di spostare lo sguardo. Mi aveva insegnato l’efficienza, il metodo e l’esigenza. Soprattutto, mi aveva regalato incontri: personalità singolari, maestri discreti, spiriti liberi e imperfezioni che, talvolta, possedevano più fascino della perfezione stessa.

Ci furono anche quegli anni scanditi da pranzi stellati, dalla Guida Michelin sempre a portata di mano e dai grandi ristoranti di Francia come luoghi d’incontro. Ogni pasto diventava una diversa forma di riunione. Si parlava di lavoro, certo, ma anche di gusti, viaggi e convinzioni. Le conversazioni andavano spesso ben oltre il programma previsto. Da quei momenti nacquero intese inaspettate e una certa idea dell’arte di vivere, che non ho mai dimenticato.

Poi venivano le notti. Non soggiornavo necessariamente in hotel o palazzi di lusso, ma in castelli francesi, spesso lontani dagli itinerari consueti. I proprietari mi accoglievano come un ospite, non come un cliente. Mi raccontavano delle pietre, dei luoghi, delle generazioni che li avevano abitati. I pasti erano generosi, le conversazioni spontanee, i ricordi destinati a durare. È in queste parentesi, tra un appuntamento e l’altro, che ho compreso il significato autentico della parola autenticità. Non una qualità da rivendicare, ma un modo di accogliere, trasmettere e vivere.

Oggi la mia vita è cambiata e misuro tutta la ricchezza di questo cambiamento. Cucino a casa come in atelier: con lo stesso piacere del gesto, la stessa attenzione ai dettagli, lo stesso bisogno di comprendere ciò che rende armonioso un insieme. È il mio modo di rallentare, di ritrovare un equilibrio tra una creazione e l’altra. Non viaggio più da solo, non dormo più in castelli lontani. Ritrovo i miei figli al mattino presto e torno dai miei cari prima che il giorno volga al termine. Una ricchezza forse più discreta, ma infinitamente più preziosa.

Fosfens è nata dall’incontro tra mondi diversi: la precisione degli strumenti dell’ingegneria e la sensibilità del gesto artigianale; l’eredità familiare e una nuova visione del comfort visivo; il rigore tecnico e la poesia di una luce che accompagna senza imporsi. Non si tratta di fare di più, né di cercare a ogni costo di attirare lo sguardo. Si tratta di rivelare con misura, rispettare ciò che viene illuminato e creare presenze capaci di abitare un luogo senza mai dominarlo.

Mio padre avrebbe potuto farsi da parte. Ha scelto di restare al centro dell’atelier. Ogni giorno osserva, vigila e trasmette, senza mai aver bisogno di molte parole. Non è un ingegnere, ma il suo sguardo, affinato da oltre mezzo secolo di savoir-faire, riconosce ciò che è giusto e ciò che non lo è. È la nostra bussola, la nostra linea di riferimento. Colui che veglia affinché ogni pezzo rimanga fedele all’esigenza da cui ha preso forma. Con lui, certi dettagli non sono mai secondari.

Mia madre mi ha trasmesso un’altra forma di esigenza: la gentilezza, il gusto e la cura che si dedicano alle cose senza necessariamente mostrarlo. È lei ad avermi trasmesso l’amore per la cucina, quest’arte quotidiana in cui un gesto semplice può cambiare tutto. Vi ritrovo qualcosa di profondamente legato alla luce. Nel calore di un forno come nella precisione di un fascio luminoso, talvolta tutto si gioca in una sfumatura, in un tempo di cottura, in una dose, in un’attenzione che non sempre si nota, ma i cui effetti si percepiscono pienamente.

Fosfens è così diventata un luogo d’incontro tra saperi, materie e gesti. Ogni apparecchio illuminante è pensato, disegnato e lavorato con grande precisione. Mettiamo al servizio della luce lo stesso rigore meccanico sviluppato nel mondo dell’aeronautica, per una finalità diversa: accompagnare gli spazi della vita quotidiana, rivelare la bellezza delle materie e inscrivere gli oggetti nel tempo. Le nostre creazioni vengono realizzate su richiesta, con un’attenzione particolare per ogni singolo pezzo. Le concepiamo meno come oggetti di passaggio che come compagni destinati ad attraversare gli anni, gli spazi e le storie personali.

Questa avventura non avrebbe la stessa luce senza Elena. Ha creduto in questo progetto prima ancora che avesse un nome. Là dove io nutrivo ancora dei dubbi, lei ne intuiva già le potenzialità. Mi ha accompagnato con una fiducia discreta, lasciandomi il tempo di ritrovare il mio sguardo. Fosfens le deve una parte essenziale di ciò che è oggi.

E poi c’è tutta la famiglia. Mia cognata, il cui occhio fotografico sa cogliere l’anima delle nostre creazioni. Mio fratello, la cui calma e il cui rigore conferiscono equilibrio all’insieme. Mio padre, custode del gesto. Mia madre, fonte di quell’attenzione verso gli altri e verso le cose. E i miei figli, che crescono a contatto con questa eredità e le danno, a modo loro, un futuro.

Fosfens è più di un’azienda. È uno spazio in cui si incontrano passato e futuro, meccanica e sensibilità, materia e luce. Un atelier in cui i gesti dialogano tra loro e ogni creazione porta con sé qualcosa di coloro che l’hanno resa possibile.

Non cerchiamo di aggiungere al mondo un altro oggetto. Cerchiamo di creare apparecchi illuminanti che trovino naturalmente il proprio posto, rivelino ciò che li circonda e accompagnino i momenti che contano. Oggetti la cui presenza finisce per diventare impercettibile, fino a farsi familiare. E di cui, con il tempo, scopriamo quanto siano diventati preziosi per noi.

Se siete qui, forse condividete questa sensibilità. Forse cercate una luce che non si imponga, ma accompagni; che non pretenda di mostrare tutto, ma riveli l’essenziale. Una luce attenta ai luoghi, alle materie e a coloro che li abitano. Una luce che rispetta.

Benvenuti da Fosfens.

Milan
Fondatore di Fosfens

Rivelazione

La Luce per l’Arte

Un apparecchio illuminante Fosfens non cerca mai di attirare lo sguardo. Trova il proprio posto, si adatta e si fa da parte per rivelare meglio ciò che illumina. La sua presenza è discreta, il suo ruolo essenziale: risvegliare la profondità dei colori, svelare la ricchezza di una materia, sottolineare un’intenzione.

Un dipinto di un maestro, uno schizzo antico, un bronzo patinato o una fotografia analogica: ogni opera custodisce una storia, una memoria, un modo singolare di incontrare la luce. I nostri apparecchi illuminanti non diventano mai i protagonisti. Entrano in dialogo con l’opera, come un musicista interpreta una partitura, con sensibilità e misura. Non cercano né di precederla né di superarla, ma di accompagnarla con il rispetto che merita.

Questa precisione richiede un controllo accurato dell’intensità, un’elevata fedeltà cromatica e una gestione rigorosa della direzione del fascio luminoso e del calore. Ogni parametro conta quando si tratta di rispettare l’opera illuminata. In Fosfens, la luce non è concepita per brillare di luce propria. È lì per rivelare ciò che, senza di essa, potrebbe rimanere invisibile. Con la discrezione precisa di un sussurro.

Salvator Mundi
Pagina dopo pagina

Lettura

La Luce per lo Spirito

Alcune luci risvegliano, altre catturano l’attenzione. E poi ci sono quelle che rasserenano, accompagnano il pensiero e diventano quasi impercettibili. È questa la luce che cerchiamo di plasmare: morbida, precisa e discreta, una presenza che non interrompe mai il filo della riflessione, ma le permette di proseguire liberamente.

Leggere richiede una forma di silenzio. Un’attenzione serena, una mente disponibile, una luce che accompagni senza aggredire né distogliere lo sguardo. La stabilità dell’illuminazione, il controllo del fascio luminoso e la fedeltà della luce contribuiscono a questo sottile equilibrio, in cui nulla viene a turbare il piacere della lettura. La luce diventa così complice dell’istante, attenta senza mai imporsi.

È in questo equilibrio che la luce Fosfens trova naturalmente il proprio posto. Accompagna la lettura, lo studio attento o la meditazione a tarda notte. Si fa dimenticare, lasciando tutto lo spazio alle parole, alle idee e a quel mondo interiore che prende forma pagina dopo pagina.

E quando la luce si spegne, rimane ancora qualcosa di ciò che ha reso possibile.

Presenza

La Luce per la Vita Quotidiana

Non abbiamo mai immaginato la luce come una dimostrazione di forza. Ciò che cerchiamo di creare, giorno dopo giorno, è una luce di presenza. Una luce che si accorda alla dolcezza di un mattino, alla luminosità di una merenda d’inverno, alla quieta stanchezza di una cena condivisa. Una luce attenta, che rispetta gli ambienti e accompagna chi li abita.

Segue i gesti familiari, i passi leggeri, gli sguardi che si incrociano intorno a una tavola. Accompagna il trascorrere delle ore, asseconda le variazioni della luce del giorno e si adatta ai nostri ritmi. Sa farsi discreta quando cala la quiete, per poi ritrovare il proprio posto quando il momento richiede maggiore luminosità. Veglia, senza imporsi. Illumina, senza dominare.

La fedeltà dei colori, il controllo dello spettro e la scelta della temperatura di colore contribuiscono a questa ricerca di equilibrio. Queste qualità tecniche non sono destinate a impressionare, ma a rendere l’esperienza della luce più naturale. Una luminosità che rivela le materie, addolcisce gli spazi e accompagna con misura i momenti più ordinari.

Perché la luce più preziosa non è sempre quella che si nota. A volte è semplicemente quella che ci fa sentire bene, a casa nostra.

Un ritmo luminoso e pacato
Esigenza invisibile

Eredità Tecnica

La Luce per Durare

In un apparecchio illuminante Fosfens, ciò che non si vede è spesso ciò che richiede la maggiore attenzione. Dietro la silhouette essenziale di un MagicEye o le linee scultoree di un Corduroy si celano ore di progettazione, lavorazione meccanica, assemblaggio e controllo. Un lavoro discreto, ereditato dalla nostra cultura aeronautica, che non cerca di mettersi in mostra, ma lascia la propria impronta in ogni dettaglio.

Lavorazione a cinque assi, selezione rigorosa dei componenti, messa a punto dei meccanismi, controllo delle superfici ed esigenza nelle finiture: ogni fase contribuisce alla coerenza dell’insieme. Nulla è superfluo. La precisione non si proclama: si misura nella perfezione di un assemblaggio, nella qualità di un movimento, nella nitidezza di una superficie e nell’affidabilità di ciò che è stato concepito per durare.

Questo savoir-faire non nasce soltanto dalle tecniche e dagli strumenti. Si inscrive in una cultura dell’ingegneria e del rigore, trasmessa di generazione in generazione, di padre in figlio, dalla macchina alla mano, da uno sguardo all’altro. Un modo di lavorare in cui l’esperienza si condivide spesso senza grandi discorsi, attraverso l’attenzione ai dettagli e il rispetto per la materia.

In Fosfens, questa dimensione invisibile è inseparabile dall’oggetto finito. Gli conferisce coerenza, precisione e la capacità di attraversare il tempo. Perché la durabilità non si fonda su una promessa, ma su una successione di gesti precisi, ripetuti con la stessa esigenza, pezzo dopo pezzo.

Una Visione Concreta

La Luce per Trasmettere

Fosfens è nata da una visione, più che da un business plan. Dal desiderio di fare le cose diversamente, prendendo le distanze dalle idee preconfezionate, dagli oggetti effimeri e dalla novità fine a sé stessa. Con il tempo, questa intuizione è diventata un progetto, poi una Maison: un modo di concepire, realizzare e vivere la luce con misura.

Il nostro approccio si fonda sull’equilibrio, sull’esigenza e sul tempo lungo. Non cerchiamo di moltiplicare gli oggetti, ma di dare loro una ragione d’essere. Di sviluppare un linguaggio distintivo, fatto di luce e ombra, sfumature e silenzi. Privilegiamo le relazioni che si costruiscono nel tempo, gli oggetti che trovano il proprio posto in una casa, i gesti pazienti che conferiscono coerenza a ogni creazione.

Ci piace l’idea che una Maison possa attraversare le generazioni senza perdere ciò che la rende unica. Alcune imprese familiari, riunite in particolare all’interno degli Hénokiens, testimoniano questa rara continuità tra eredità, rigore e capacità di rinnovarsi. Ci ricordano che una storia non si perpetua restando immobile, ma trasmettendo l’essenziale e lasciando al tempo stesso spazio a nuove idee.

È con questo spirito che immaginiamo Fosfens. Non come una corsa alla crescita o una ricerca di riconoscimento, ma come un’avventura da costruire con pazienza, creazione dopo creazione, con la volontà di rimanere fedeli al nostro sguardo e alle nostre esigenze.

Per noi, trasmettere non significa semplicemente preservare un savoir-faire. Significa dargli un futuro, farlo evolvere senza snaturarlo e creare oggetti capaci di accompagnare altre vite, molto tempo dopo di noi. Una luce giusta, oggi come domani, e una Maison che, con il passare del tempo, continua a trovare il proprio posto.

Il cerchio delle famiglie

From the People

L’Ispirazione Attraverso gli Incontri

Durante i miei studi in Inghilterra, mi capitò di ascoltare Jimi Hendrix rispondere a una domanda che mi è rimasta impressa nella memoria. Nel corso di un concerto televisivo, poco prima di salire sul palco, una giornalista gli chiese da dove traesse la sua ispirazione. La sua risposta fu di una semplicità disarmante: «From the people».

All’epoca, quelle poche parole non mi colpirono particolarmente. Con il tempo, hanno assunto tutt’altro significato. Oggi comprendo quanto gli incontri, le conversazioni e le personalità incrociate lungo il cammino nutrano il nostro sguardo sul mondo. Un’idea nasce talvolta da uno scambio inaspettato, da una sensibilità che si scopre, da un dettaglio che da soli non avremmo mai notato.

In Fosfens, questa ispirazione è ovunque. Nelle storie che mi vengono confidate, nei luoghi che scopro, negli oggetti che attraversano una vita e nelle persone che danno loro un significato. Ogni incontro apre una nuova prospettiva, sposta un’intuizione, fa nascere un desiderio. La luce che plasmiamo porta con sé anche qualcosa di questi scambi: una traccia discreta di coloro che ci ispirano.

Jimi Hendrix aveva anche un altro modo di esprimere questo concetto: «All I’m gonna do is just go on and do what I feel».

Continuare ad andare avanti, rimanere fedeli a ciò che sentiamo, accogliere ciò che gli altri ci trasmettono senza perdere il nostro sguardo. Forse è proprio qui che comincia ogni creazione.

Perché, in fondo, l’ispirazione non si può decretare. La si incontra.

Luce Condivisa

Ingo Maurer X Fosfens

Dieci anni, già… Nel 2015 nacque uno scambio inatteso tra Ingo Maurer, poeta visionario della luce, e me, artigiano appassionato. Nel corso delle nostre conversazioni, nel 2016 prese forma una relazione speciale, alimentata dalla fiducia, dalla curiosità reciproca e da una convinzione comune: la luce non si esaurisce mai in un oggetto. È viva, libera, capace di suscitare emozioni.

La vita, con la sua dolcezza talvolta implacabile, ci ha portato via prima Jenny, poi lo stesso Ingo. Con loro si è allontanata anche la possibilità di dare vita al progetto che sognavamo di realizzare insieme. Eppure, ne rimane qualcosa di prezioso: un incontro, delle parole, una visione che continua ad accompagnarci. Un giorno Ingo mi confidò:

«All’inizio della mia carriera… mi concentravo molto sulla forma delle lampade. In seguito, ho capito che la luce stessa è molto più importante della forma.»

Oggi queste parole risuonano come una bussola. Esprimono, con una rara semplicità, ciò che ci anima in Fosfens: non lasciare mai che la forma prevalga sulla luce, ma cercare di restituirle tutto lo spazio che merita. Lui sapeva rivelarne la poesia. Io, da parte mia, cerco di plasmarla con precisione, senza mai volerla costringere. Due approcci, un’unica ricerca: quella di una luce capace di andare oltre l’oggetto e di toccare qualcosa di più intimo.

Ricordo anche il suo sguardo quando mi presentò suo genero. Vi avevo colto un orgoglio discreto, di cui allora non avevo ancora compreso appieno la profondità. Oggi, padre di quattro figli, leggo quello sguardo in modo diverso. So quanto le cose essenziali si trasmettano senza bisogno di parole, attraverso una presenza, un gesto, un modo di stare al mondo.

In fondo, forse esiste un filo comune tra la luce e la trasmissione: entrambe ci legano a ciò che ci precede, aprendo al tempo stesso una strada verso chi verrà dopo di noi. Condividevamo questo: la luce e le persone che amiamo.

Grazie, Ingo.

Ingo MAURER & Milan BIJELIC, 2016
Elena & Milan - 2014

Elena

Lumen Quietum

Ci sono presenze che non si annunciano mai e che, eppure, cambiano tutto. Elena è una di queste. Non alza la voce, ma sa far emergere l’essenziale. Non cerca la luce: la fa nascere, quasi senza rendersene conto, e intorno a lei qualcosa si illumina.

Alla Sorbona, esplora la co-interpretazione in Proust e Joyce, immergendosi nei meandri del tempo, della memoria e del significato. Impara a leggere tra le righe, ad ascoltare ciò che le parole tacciono, a cogliere ciò che sfugge al primo sguardo. Questa attenzione all’invisibile, a ciò che si rivela senza mai imporsi, attraversa anche la nostra vita e il nostro lavoro. Con Elena, la luce diventa materia sensibile, dialogo silenzioso, emozione condivisa.

Abbiamo fondato Fosfens insieme, lasciando carriere rassicuranti e strade già tracciate. Un amore discreto ma irresistibile ci ha condotti verso quelle follie che si scelgono consapevolmente. Tra vita e sogno, abbiamo imparato a seguire ciò che ci anima nel profondo, ciò che dà significato ai nostri gesti e a ogni luce che immaginiamo.

Non è soltanto mia moglie. È l’amica più intima, la mia complice, la compagna di vita e di creazione. In atelier, si avvicina alle materie con un’attenzione particolare, come se ne intuisse già le potenzialità. Il suo sguardo sposta un’idea, un gesto ne richiama un altro, un dettaglio trova improvvisamente il proprio posto. Accanto a lei, i prototipi smettono di essere semplici tentativi: cominciano a raccontare una storia.

Elena possiede quella forza rara che non ha bisogno di mostrarsi per essere decisiva. È il fondamento discreto su cui poggiano tante cose, colei che accompagna senza imporre, incoraggia senza clamore e offre alle idee lo spazio necessario per prendere forma. Con lei, la luce non si riduce mai a un oggetto. Diventa presenza, memoria, dialogo. Il gesto acquista precisione, la materia sensibilità.

E io, al suo fianco, comprendo quanto creare sia anche un’avventura a due. C’è ciò che disegniamo, ciò che plasmiamo, ciò che crediamo di aver immaginato da soli. E poi c’è quello sguardo, quell’intuizione, quella presenza che trasforma impercettibilmente il risultato. Elena non si limita a illuminare il nostro cammino. Gli dona una parte della propria anima.

È la luce silenziosa che fa vibrare la nostra.

Ex animo,
Milan

Percorsi Incrociati

Un’Amicizia che Dura

Yvan Péard – Fondatore di AYRTON, 2001

Quasi venticinque anni fa, le nostre strade si sono incrociate agli albori dell’avventura Ayrton. Yvan proveniva dall’esigente mondo dell’entertainment e stava gettando le prime fondamenta della sua casa della luce con un prototipo audace: 192 LED Nichia da 5 mm, a montaggio passante. Io, da parte mia, sostenevo un’altra rivoluzione, quella dei LED di potenza LUXEON, destinati a trasformare profondamente il nostro rapporto con la luce.

Due percorsi, due sguardi, ma già un’identica fascinazione per ciò che la luce poteva rendere possibile.

Yvan avrebbe potuto essere mio padre. Il suo carisma, il suo istinto e la sua saggezza ispirano spontaneamente rispetto. Eppure, con il passare degli anni, tra noi si è intrecciata un’amicizia sincera, quasi fraterna. Ricordo ancora il suo matrimonio. Aveva voluto che sedessi accanto a lui, al tavolo d’onore. Quel gesto, al di là del protocollo, mi aveva profondamente toccato. Vi avevo intravisto l’uomo dietro l’imprenditore autodidatta: un creativo istintivo, animato da una curiosità insaziabile, capace di assorbire idee, cogliere le tendenze e trasformarle in concetti singolari.

Venticinque anni di scambi, progetti, successi e battaglie non si riassumono facilmente. Yvan ha contribuito a plasmare una parte importante del mondo dell’illuminazione per lo spettacolo e gli eventi. Ma la sua influenza su di me va ben oltre la sfera professionale. Ha accompagnato le mie riflessioni, alimentato le mie ambizioni e, in alcuni momenti, ha avuto un peso nelle mie scelte di vita quasi quanto la persona che condivide la mia.

All’epoca lavoravo nell’universo delle multinazionali, con risorse, una rete di relazioni e competenze che mettevo volentieri al servizio del suo progetto. A volte senza che lui ne cogliesse fino in fondo tutta la portata, spesso investendo più energia di quanto avessi previsto io stesso. Lo facevo per amicizia, per convinzione e perché credevo profondamente in ciò che stava costruendo. Da parte sua, Yvan mi ha sempre offerto la generosità dei suoi consigli e del suo sguardo. Credo che ci siamo sostenuti così, ciascuno a modo proprio, senza aver mai bisogno di fare i conti.

Da allora, Ayrton si è affermata sulla scena internazionale dell’illuminazione professionale, con una firma luminosa audace, precisa e decisamente innovativa. Ho avuto il privilegio di assistere a questa ascesa e di contribuirvi, discretamente, a modo mio. Rivedo ancora i camion carichi di proiettori, le partenze verso le grandi produzioni, l’attività che si intensificava mentre crescevano anche le mie responsabilità. Ma ho conosciuto anche il rovescio della medaglia: i dubbi, le tensioni, le decisioni difficili e quei momenti più bui che i racconti di successo preferiscono lasciare nell’ombra. Perché dietro ogni luce abbagliante c’è anche un lavoro paziente per dominarne l’intensità.

Yvan possiede qualcosa dell’eleganza francese degli anni di Bardot e Delon. Un portamento, una presenza, un carisma che, naturalmente, non si misurano in lumen. Oggi vive sulla Costa Azzurra, di fronte al Mediterraneo e non lontano da Saint-Tropez: avrebbe tutte le ragioni per rallentare. Ma la creatività non va in pensione. Continua a immaginare, sviluppare e fare impresa, oggi al fianco di suo figlio Alain. Viaggia meno, certo, ma conserva a vita la sua carta Platinum Air France, ricordo molto concreto degli anni trascorsi a percorrere il mondo per far brillare le proprie creazioni.

Le nostre affinità non si sono mai limitate ai proiettori. C’è innanzitutto il vino, e quelle fughe a Vosne-Romanée in cui condividiamo il gusto per i grandi cru, i terroir e i saperi pazientemente tramandati. Ci sono il design, gli oggetti concepiti con intelligenza, la precisione del dettaglio e il piacere di vedere un’idea realizzata alla perfezione. C’è anche la tavola, con Rita, la cui generosità in cucina prolunga naturalmente quella della loro casa, e la tenerezza che entrambi riservano ai loro animali, compagni della loro quotidianità soleggiata.

Anche il cinema occupa un posto speciale nell’universo di Yvan. La sua collezione di schede, catalogate con un rigore quasi enciclopedico, testimonia una passione che va ben oltre il semplice piacere di essere spettatore. Ha dedicato anni alla realizzazione, nella propria casa, di una vera sala di proiezione, curata fin nei minimi dettagli. Intere notti trascorse a guardare, analizzare e commentare film, a conoscerne le scene, gli aneddoti e i segreti. Per lui, la curiosità non è mai superficiale: diventa una disciplina, un modo di vivere pienamente le proprie passioni.

La stessa esigenza si ritrova nel suo sguardo sugli oggetti e sulle imprese. Il nome Ayrton porta con sé il segno della sua passione per l’automobile e del suo interesse per le personalità capaci di spingere oltre i limiti il proprio campo d’azione. Come altri grandi creatori, sa riconoscere in un dettaglio la differenza tra ciò che è semplicemente ben riuscito e ciò che diventa straordinario. Aveva intuito molto presto, in particolare, il genio di Steve Jobs, di cui ammirava probabilmente tanto la visione quanto l’attenzione riservata a ogni singolo dettaglio.

So che oggi Yvan guarda al mio percorso con una benevolenza che ha qualcosa di paterno. Forse persino con una punta d’orgoglio. Eppure, non cerca mai di indicarmi la strada da seguire. Mi lascia libero di compiere le mie scelte, di conoscere i miei successi come i miei errori e, soprattutto, di trovare il mio stile. Anche questo significa trasmettere: dare abbastanza perché l’altro possa andare avanti, per poi lasciargli lo spazio necessario a diventare sé stesso.

Con Fosfens ho scelto un altro palcoscenico. Ayrton illumina i mondi dello spettacolo e degli eventi; Fosfens esplora quelli dell’architettura e degli spazi da vivere. Le scale sono diverse, così come gli utilizzi, ma ci unisce la stessa convinzione: la luce merita più di una semplice risposta tecnica. Richiede una visione, un linguaggio, un’attenzione a ciò che rivela e al modo in cui trasforma uno spazio.

Oggi proseguo questa ricerca a modo mio, con la mia storia, le mie intuizioni e le mie esigenze. E so che una parte di questo cammino ha preso forma grazie all’incontro con Yvan. Non per imitazione, ma grazie a quella libertà che le amicizie durature sanno offrire: quella di essere incoraggiati senza essere trattenuti, ispirati senza essere guidati a forza.

Alcuni incontri accompagnano un’epoca. Altri contribuiscono a plasmare un’intera vita. Credo che il nostro appartenga a questa seconda categoria.

Cheers, M.

MagicEye

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